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Autorespiratori

Cenni storici

Autorespiratore ad ossigeno A.R.O.
Questo apparecchio di respirazione, la cui progettazione risale al 1876, venne inizialmente utilizzato per il soccorso dei minatori intrappolati nel sottosuolo e minacciati dal pericoloso "Grisou" gas combustibile inodore e incolore.
Dal primo prototipo nacquero altri tipi perfezionati che entrarono a far parte delle principali marine militari. Infatti l'ARO si adattava benissimo agli scopi bellici per via del ridotto ingombro, lunga autonomia e soprattutto per la sua silenziosità (dovuta all' assenza di bolle al boccaglio). Durante la Seconda Guerra Mondiale venne utilizzato dalla Marina Italiana per compiere sabotaggi.
In pratica l'ARO è un autorespiratore a circuito chiuso in grado di riutilizzare il gas respirato dal subacqueo. È costituito da un sacco polmone in materiale elastico, un filtro interno per l'alloggiamento della calce sodata, una o più bombole di ossigeno di piccole dimensioni (2/3 litri) raccordate al sacco per mezzo di una valvola by-pass. Il sub inspira l'ossigeno dal polmone per mezzo di un boccaglio collegato ad un tubo corrugato fissato ad un rubinetto a due vie, poi espira sempre all'interno del sacco dove il filtro a calce sodata ha il compito di fissare chimicamente l'anidride carbonica.
L'ossigeno consumato dal metabolismo porta ad una progressiva diminuzione del volume del "sacco polmone" che si ripristina prelevandolo dalla bombola, o tramite un dispositivo manuale detto "By-Pass"od automaticamente per mezzo di un erogatore a domanda. È fondamentale, prima dell'uso, eliminare residui d'aria sia dal sacco polmone sia dai polmoni del subacqueo stesso mediante una manovra detta "lavaggio". È da sottolineare che l'autorespiratore ad ossigeno è ormai caduto in disuso, questo anche per una sua certa pericolosità che richiedeva da parte dell'utente un addestramento serio e rigoroso. Inoltre con l'avvento dei moderni Rebreather sono stati eliminati molti inconvenienti legati all'utilizzo dei vecchi ARO.

Autorespiratore ad aria A.R.A.
Il primo autorespiratore fu realizzato nel 1943 da Jacques-Yves Cousteau ed Emile Gagnan. L'autorespiratore ad aria, o ARA è composto da una (monobombola) o 2 bombole (bibombola), caricate con aria compressa. La capacità di una bombola varia generalmente da 8, 10, 12, 15 litri.
Nella storia dei recipienti in pressione c'è stata una notevole evoluzione e ciò è dovuto alla miglior qualità dei processi di estrusione del metallo in fase di costruzione ed alla miglior qualità dei metalli stessi che hanno visto ridurre gli spessori delle bombole ed aumentare le pressioni di esercizio. In particolare le pressioni sono passate da circa 100 bar nominali degli anni '40 ai 150 bar degli anni '70, ai 200 bar degli anni '80.
Moltiplicando il volume interno della bombola (in litri) per la pressione di ricarica (in atmosfere) si ottiene la capacità complessiva di gas respirabile. Una bombola da 15 litri, che venga caricata a 200 atmosfere, avrà quindi una capacità totale di 3.000 litri.
Una bombola è costituita da una bottiglia cilindrica in acciaio o alluminio con una strozzatura detta collo e da una rubinetteria, fissata al collo, per la regolazione del flusso dell'aria.
La rubinetteria viene montata sulla bombola grazie ad un filetto e può avere uno o due rubinetti per l'erogazione dell'aria. L'erogatore viene fissato alla rubinetteria tramite due differenti tipi di attaccco. Attacco DIN dove l'erogatore è avvitato sulla rubinetteria su cui aderisce tramite la propria guarnizione O-Ring e attaco INT (Internazionale) dove l'erogatore è appoggiato ad una staffa che abbracciando il rubinetto stesso crea una tenuta. Un erogatore per attacco DIN può essere montato su un attaco INT tramite l'utilizzo di un "nottolino o caramella".

Autorespiratori ad ossigeno A.R.O. - Nr. 1
Autorespiratori ad aria A.R.A. - Nr. 1
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